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mercoledì 6 marzo 2013

L'incontro tra i vivi e i morti nella Cattedrale di Atri

A volte una sola opera d’arte può motivare una visita ad un borgo, ad una cattedrale, ad un museo.
Credo sia questo il caso parlando di un affresco esistente all’interno del Duomo di Atri, scrigno di tesori dell’ingegno umano.

Nel lato esterno dell’arco sinistro dell’abside, proprio all’angolo destro dell’altare dedicato all’Assunta, si trova un singolare affresco medievale di cui non esistono molte versioni in Italia: L'Incontro dei tre vivi e dei tre morti.

Quello di Atri rappresenta forse l’esempio più importante ma se ne contano anche nell’abbazia di Vezzolano presso Albugnano d’Asti, di San Flaviano a Montefiascone, nel Viterbese, di San Paolo a Poggio Mirteto nel Reatino, tutti risalenti alla fine del XIII secolo, inizio del XIV.

Menzione a parte meriterebbe il dipinto che si trovava nella bella chiesa di S. Maria in Piano a Loreto Aprutino di Pescara, accanto al grande affresco del Giudizio Universale, oggi è purtroppo scomparso.

Nell’affresco pescarese le anime dei morti erano raffigurate con le mitrie, le tiare e le corone in testa e, nel fervore della danza, cozzavano uno contro l’altro.

Nell’opera, per fortuna visibilissima, della cattedrale atriana, invece sono due gli scheletri che, ghignanti, stanno dritti senza falci, come guardiani dell’ingresso del regno della morte.


I loro teschi non sono ossa spolpate ma coperti di una sottile e secca pelle ed esprimono il sarcasmo, lo scherno per chi è ancora in vita.

Un terzo scheletro, all’estrema sinistra dell’affresco, sta per uscire dalla tomba.

L'opera che prelude, all’interno del presbiterio alla visione meravigliosa del ciclo affrescato dal grande De Litio, si può dividere in due parti, la terrena e quella con i morti; nella prima, a destra, vi sono un albero, i cavalli, i paggi e infine i tre cavalieri, vestiti con abiti molto preziosi e intenti all’arte della caccia con il falcone allora diffusa presso l’alta società feudale.

Sono spaventati e atterriti alla vista di quello che hanno davanti agli occhi e che è rappresentato nella parte sinistra dell'affresco: i morti che si risvegliano con la loro scheletrica e putrescente immagine.
Dai caratteri del dipinto gli esperti lo ritengono il più antico di quelli presenti nel Duomo.

Il contrasto della vita e del trapasso è uno dei temi obbligati dell’arte ascetica medievale, insieme alla rappresentazione della Santa Trinità a tre teste.

Il rapporto dell’uomo con l’ultima ora della sua esistenza è sempre stato dominato dai grandi principi filosofici, cui si è aggiunta una miriade di costumi propri delle singole comunità locali.

La morte ha profondamente influenzato arte, letteratura, devozioni e rapporti sociali, contribuendo ad esercitare sugli uomini una profonda, inevitabile suggestione e non solo nel periodo di novembre notoriamente dedicato al ricordo di chi ci ha lasciato.


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